Nell’ultimo ventennio, la crescita esponenziale dell’industrializzazione ha determinato una contaminazione ambientale non più associata a incidenti rari od occasionali, ma ad uno stato di compromissione diffuso causato da un improprio smaltimento dei rifiuti e dal rilascio nell’ambiente di sostanze inquinanti di vario genere.

Il problema della contaminazione dei suoli e delle falde idriche è divenuto in Italia uno degli aspetti più importanti della gestione del territorio, sia per i risvolti ambientali e sanitari, sia per le ripercussioni socio-economiche che ne derivano.

Il problema del trasferimento di composti bioaccumulabili, come metalli pesanti e gli altri composti organoclorurati dall’ambiente agli organismi, è noto già dagli anni ’60, ma molti effetti cronici sono venuti alla luce solo in anni più recenti. Questo è quanto emerge dal dossier del WWF “La valle dei veleni” redatto nel Novembre 2009.

Il procuratore capo di Paola, Bruno Giordano, conferma la presenza di fanghi industriali e di sostanze tossiche nell’area nella vallata del fiume Oliva, in cui ricadono i comuni di Aiello Calabro, Serra d’Aiello, Amantea e San Pietro in Amantea che si trovano sulla fascia costiera del basso Tirreno cosentino, dove venti anni addietro si arenò la Jolly Rosso, la nave passata alla ribalta delle cronache per i suoi precedenti viaggi in Libano, dove avrebbe caricato rifiuti radioattivi.

“Man mano che si scava l’odore di idrocarburi e di metallo diventa insopportabile”, dice il Procuratore di Paola.“E pensare – osserva – che qui doveva nascere un parco naturale. Oltre alle aree che già avevano individuato, adesso abbiamo trovato altre due aree, contrada Carbonara e contrada Giani, dove c’è un ammasso notevolissimo di rifiuti tossici, interrati e poi coperti con terreno naturale. Pensi che in contrada Giani il magnetometro era impazzito, durante le rilevazioni. Qui la benna, scavando, è arrivata a cinque metri e mezzo di profondità, senza toccare il fondo del deposito”. Secondo il magistrato “il problema è che sicuramente, negli anni, c’è stata un’infiltrazione nelle falde, perchè il materiale si è diluito. Non possiamo ancora dire se ci sia materiale radioattivo, quello si vedrà.

L’inchiesta che ha portato agli scavi era partita dall’anomala casistica di tumori, rilevata da un’indagine epidemiologica condotta nei comuni attraversati dal fiume Oliva. I carotaggi proseguiranno per tutto il mese di giugno. Poi saranno effettuate minuziose analisi su quanto campionato. Il risultato, previsto tra qualche mese, dirà cosa davvero si trova sotto il fiume e lungo gli altri punti della vallata.

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